CENNI DI STORIA - CUCINE ECONOMICHE POPOLARI ( PADOVA )

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CENNI DI STORIA

DA 120 ANNI


Hanno una storia lunga più di un secolo le CUCINE ECONOMICHE POPOLARI (CEP) di Via Tommaseo, nei pressi della stazione di Padova. Tutto ebbe inizio con la protestante Stefania Omboni che, dopo l'alluvione del 1882, fece nascere una mensa per le persone in difficoltà. L'anno successivo il Vescovo Callegari rilevò l'iniziativa. Con il passare degli anni le CUCINE POPOLARI sono divenute un rifugio per i poveri che approdavano o popolavano la città. Nel secondo dopoguerra sono state la mensa '`economica" per gli operai che accorrevano a lavorare in città e per i giovani che affluivano nel capoluogo a studiare. Oggi le Cucine sono un posto di pronta accoglienza per persone senza dimora, in difficoltà o provenienti da varie esperienze di disagio. La mensa è l'attività principale: Attorno a questa si è sviluppato in questo decennio tutto un lavoro di accoglienza e di sostegno alle persone. Circa il 70 per cento è composta da stranieri. Gli altri sono connazionali che vivono l'emarginazione o la preacarietà sulla loro pelle. 1400-500 pranzi e le 200 cene che vengono servite ogni giomo sono tutti "pasti caldi". Più di 150.000 sono stati i pasti consumati lo scorso anno. Il 4% dei senza fissa dimora sono presentati dal Comune di Padova. II 35% fa ricorso direttamente alla CEP di Via Tommaseo. Infine quasi il 60% dei frequentatori delle Cucine usufruisce di buoni pasto messi a disposizione da enti Ecclesiastici: Pane dei Poveri, Caritas diocesana, Congregazione delle Suore elisabettiane e Opera Diocesana Assistenza.

Chiaramente il momento dei pranzo mette allo scoperto tanti altri bisogni che le persone in difficoltà vivono. Ecco perché è nata l'esigenza di avere in loco un piccolo avamposto sanitario per le cure d'emergenza e per l'indirizzo alle strutture apposite. Esso può contare sul volontariato di una ventina di medici. S'è rivelata subito utile poter disporre di sei docce per facilitare l'igiene personale. La distribuzione del vestiario e di coperte usate, infine, completa il quadro d'una pronta accoglienza che supera largamente l'aspetto della mensa. Lo scopo e lo stile sono l'accoglienza di tutti, senza distinzione, l'ascolto dei bisogni dei singoli e la personalizzazione delle risposte, nel rispetto e la promozione della dignità di ognuno.
Una dignità che è promossa non solo dai servizi ma anche dall'accoglienza "con il cuore in mano". Ecco perché i francesi nello scegliere un nome ad una iniziativa simile (ma più recente!) l'hanno denominata "Ristorante del cuore"! Dietro ogni "piatto caldo" e ad ogni servizio c'è l'attenzione alla persona, l'ascolto, le informazioni, l'orientamento.

L'opera è fortemente sostenuta dall'Arcivescovo, che la dirige attraverso il suo delegato. Ma a tenere aperta "la porta sulla strada", dal 1883, sono le suore Terziarie Elisabettiane. Le quattro suore, che oggi hanno in suor Lia la figura guida, sono aiutate da undici operatori e lavoratrici assunti per assicurare la continuità del servizio. Grandissimo merito va anche ai volontari (molti di loro sono giovani o studenti universitari) che donano il loro tempo libero.
L'opera è sostenuta anche dalla generosità, spesso nascosta, di chi offre il suo obolo, di chi fornisce vivande, di chi garantisce la struttura, il confort e la continuità di un ambiente adeguato. Solo ultimamente e in parte minima le istituzioni pubbliche hanno contribuito a finanziare l'attività dell'opera. L'impegno finanziario viene sostenuto per l'80% dalla diocesi e dai privati che permettono a questo servizio pubblico di arrivare... a fine mese! Le CEP sono un miracolo della solidarietà, una grande testimonianza sul valore di ogni persona e una grande scuola di solidarietà per i moltissimi volontari che vi sono passati e ne hanno avuto la vita trasformata.

Resta che la società non deve produrre... poveri. Ma a lavorare perché ci sia un posto decente per tutti. Elia Ferro, delegato vescovile.

 
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